L’Educazione sessuale è un diritto e un dovere! Lo dice anche la guida Unesco

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Una guida tecnica internazionale all’educazione sessuale, che fissa avanguardistici “obiettivi globali di sviluppo sostenibile” a cui tutte le scuole dei paesi più evoluti dovrebbero attenersi per garantire agli studenti di crescere in maniera libera e emancipata.

Un bel sogno? A quanto pare no.

La guida esiste, dal lontano 2009, con edizione aggiornata e rivisitata da centinaia di specialisti nel 2018. Conta 138 pagine e porta la firma autorevole dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), con la controfirma di altre realtà istituzionali di primissimo piano: UNICEF, UNAIDS, UNFPA, UN Women e WHO.

Sebbene ancora dai più sconosciuta (in Italia nemmeno è stata mai tradotta), la guida tecnica internazionale è uno strumento avanzatissimo, almeno negli intenti, visto che si prefigge di mettere tutti gli stati che intendono definirsi “progrediti” sullo stesso piano in termini di educazione sessuale.

Cosa dice la Guida sull’Educazione Sessuale

La guida identifica le caratteristiche di programmi di educazione sessuale completi ed efficaci, raccomanda argomenti essenziali da trattare durante le lezioni, fissa obiettivi minimi di apprendimento e delinea gli approcci per pianificare, erogare e monitorare programmi completi di educazione sessuale. Organizzata per obiettivi e classi di età (5-8 anni, 9-12 anni, 12-15 anni e 15-18 anni), ruota attorno ad otto aree tematiche chiave, la cui conoscenza considera imprescindibile per chiunque: sessualità come relazioni; valori, diritti, cultura e sessualità; comprensione di genere; violenza di genere; conoscenze per la salute ed il benessere emotivo e sessuale; conoscenza del corpo umano e del suo sviluppo; sessualità e comportamenti sessuali; sessualità e salute riproduttiva.

È insomma uno strumento a supporto dei docenti – spesso impreparati ad affrontare l’argomento, visto che non esistono al mondo né corsi, né università né scuole per formare “insegnanti di educazione sessuale” – in grado di affiancare i responsabili dei programmi in tutto il percorso che va dalla programmazione alla verifica finale. Ma è soprattutto – spiega il largo team di esperti che ci ha per anni lavorato – la prima risorsa concreta per portare tra i banchi di scuola la salute e il benessere sessuale dei giovani.

È proprio dalla scuola, secondo una serie di sondaggi svolti tra gli studenti, che l’83% dei giovani italiani si aspetta risposte sul sesso consapevole. Quella scuola che nega di installare distributori di profilattici a prezzi calmierati nei bagni o nei pressi degli istituti; quella scuola che nega ai ragazzi il diritto di parlare di sessualità durante i consigli di istituto; quella scuola che evita di istituzionalizzare l’educazione sessuale tra le materie di studio.

A chi è rivolta? Chi deve fare educazione sessuale?

L’esigenza di una educazione sessuale libera e uguale per tutti non è solo dell’Italia. Al Global Youth Forum 2012 della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD), furono gli stessi rappresentanti Unesco di tutti gli stati partecipanti a chiedere esplicitamente ai rispettivi governi di “creare ambienti e politiche che consentissero loro di accedere a un’educazione sessuale completa in contesti formali e non formali, riducendo gli ostacoli e stanziando bilanci adeguati”. Negli anni successivi, gli appelli dei ragazzi sono stati raggiunti da quelli di genitori, leader religiosi di varie fedi, associazioni e comunità, tutti convinti che un’istruzione completa e di qualità debba affrontare anche le tematiche che riguardano sesso, contraccezione, malattie sessualmente trasmesse e riproduzione.

“Nonostante questi progressi culturali – spiega la guida Unesco – troppi adolescenti attraversano la fase del passaggio dall’infanzia all’età adulta ricevendo informazioni imprecise, incomplete o basate su giudizi e pregiudizi. Questo influenza non solo la loro psiche, ma il loro sviluppo fisico, sociale ed emotivo. Questa preparazione inadeguata non solo esaspera la vulnerabilità dei giovani, ma rappresenta anche il fallimento della società che non ha saputo adempiere ai propri obblighi nei confronti di un’intera generazione”.

La guida, invece, “riafferma la posizione dell’educazione sessuale all’interno di un quadro di diritti umani e uguaglianza di genere e promuove l’apprendimento strutturato in tema di sessualità e relazioni. Delineando le componenti essenziali di efficaci programmi di educazione sessuale, consente alle autorità nazionali di progettare piani di studio completi che avranno un impatto positivo sulla salute e il benessere dei giovani”.

“Fino ad oggi – aggiungono gli autori del testo – i programmi per l’astinenza sessuale sono risultati inefficaci e talvolta dannosi, tanto per la salute quanto per i diritti sessuali e riproduttivi dei giovani. Preparare i giovani a prendere le giuste decisioni, ad affrontare il sesso in sicurezza, ad utilizzare sempre e bene il preservativo, ad avere relazioni interpersonali sane, basate sul rispetto e sulla comunicazione, può essere invece la chiave per una svolta. Da un punto di vista sanitario, ma anche da un punto di vista umano”.

“Siamo convinti – concludono – che se non incontriamo le richieste dei giovani per un’educazione sessuale di buona qualità, non raggiungeremo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) fissati per il 2030, né manterremo l’impegno che è stato fatto per non lasciare nessuno dietro”.

Il 2030 è anche l’anno che l’ONU, l’Organizzazione per le Nazioni Unite, aveva fissato come data ultima per sconfiggere l’AIDS. Nessuno dei paesi che si era impegnato a rispettare questa scadenza è invece in grado di mantenere l’impegno. Ogni giorno – secondo i dati diffusi dall’Unicef in occasione della Giornata Mondiale per la lotta contro l’AIDS 2018  – per disinformazione, cattiva o inesistente educazione sessuale, muoiono 700 adolescenti (uno ogni due minuti) in qualche angolo del mondo. Ed entro il 2030, se non si interviene subito, ne moriranno altri 360.000.