Tra pellegrinaggio e turismo religioso: dati e prospettive future

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Il recente sviluppo del turismo religioso ed il suo crescente rilievo economico ne hanno fatto una manifestazione socio-culturale in grado di suscitare l’interesse dei sociologi. Questa particolare forma turistica ha assunto ultimamente proporzioni e connotati tali da indurre gli studiosi ad accorparvi, almeno in parte, il pellegrinaggio, che è una pratica di ben più antiche origini (III secolo) sorta per motivi ed in contesti profondamente diversi. Alla diffusione del fenomeno fa riscontro altesì un significativo incremento del mercato degli articoli religiosi, specialmente di quello online.

Turismo religioso e pellegrinaggio

Il turismo religioso propriamente detto consiste in viaggi di svago e piacere aventi lo scopo precipuo di far visita a centri mistici quali chiese, monasteri, conventi ed altri luoghi sacri e di culto. Ciò che caratterizza questa forma di turismo rispetto alle altre è unicamente la peculiarità della meta. Per il resto esso ha tutte le catteristiche proprie del fenomeno di cui è espressione: libera scelta della destinazione, divertimento, relax e acquisti di articoli religiosi e non.
Il pellegrinaggio, invece, consiste in un percorso definito e predeterminato, intrapreso dal fedele nell’ambito di una visione spirituale dell’esistenza che lo induce a ricercarne il significato nel trascendente o a fare ammenda in siti ritenuti sacri. La valenza simbolica del viaggio come metafora della vita e della morte e l’obbligatorietà delle mete ne costituiscono ulteriori specifiche, che lo differenziano dal turismo.
In generale declino per la massificazione dell’uomo moderno ed il suo allontanamento dalla propria dimensione incorporea, il pellegrinaggio tende sempre più a perdere la propria tipicità confondendosi col turismo religioso.

Dati, opportunità e prospettive

I dati relativi alla movimentazione inerente questa emergente tipologia di viaggio sono veramente sorprendenti: si è calcolato che i turisti religiosi siano oltre tre centinaia di milioni ogni anno per un fatturato complessivo in dollari che si aggira intorno ai diciotto miliardi. Il flusso nel nostro paese si attesta poco al di sotto dei sei milioni, in prevaleza stranieri, equivalenti all’1,5% del turismo totale. Molti itinerari e mete, sia in Italia che all’estero, coincidono con quelli degli antichi pellegrini e costituiscono interessanti attrattive storico-culturali: tra questi la via Francigena, che nel Medioevo collegava l’Inghilterra all’Italia, il Cammino di Santiago de Compostela, in Spagna, le tombe dei Santi Pietro e Paolo a Roma, il sepolcro di Gesù a Gerusalemme e La Mecca. Data la vastità dei siti di interesse è naturalmente impossibile redigere un elenco esaustivo.
In base ad analisi dei mercati lavorativi condotte a livello europeo e concretatesi nella redazione di progetti per l’inserimento e l’occupazione dei giovani, come l’INSART (inserimento tramite l’arte), il turismo religioso è un settore in decisa espansione e ricco di potenzialità. La sfida da raccogliere è, a detta del rappresentante italiano della B.T.R.I. (Borsa del Turismo Religioso Internazionale), quella di saper percepire i mutamenti assecondando tempestivamente le richieste del mercato. Un mercato in grado di generare, anche secondo il W.T.O. (Organizzazione Mondiale Commercio), posti di lavoro qualificati soprattutto nel ramo dell’accoglienza e precipuamente in Italia, sede di mete privilegiate come Assisi e il Vaticano.